A volte mentre stiamo parlando ci capita di “perdere il filo” poi riflettiamo sui nostri pensieri e ritroviamo il dipanarsi del discorso. Il “filo famoso” più importante della storia greca è stato il “filo di Arianna” che lei dona al giovane Teseo di Atene, del quale è perdutamente innamorata, da dipanare nei corridoi del Labirinto per poter guadagnare l’uscita dopo il combattimento contro il mostruoso Minotauro (Μινωταυρος) affamato di carne umana. L’espressione “Piantare in asso” usata frequentemente nell’italiano corrente significa “abbandonare qualcuno improvvisamente, senza preavviso, lasciandolo solo e in difficoltà”. Deriva dal mito greco dell’abbandono di Arianna sull’isola di Nasso (Ναξοσ) effettuato da Teseo (Θησεύς) decimo mitologico re di Atene. La locuzione originaria era “piantare in Nasso” poi storpiata nel tempo dalla tradizione orale in “Piantare in asso”. In greco antico si rende con il verbo “καταλείπω” /abbandonare, lasciare.
Curiosità: L’espressione “filo di Arianna” viene oggi comunemente usata per descrivere un percorso guidato, un filo conduttore in un discorso per uscire da un “labirinto” di difficoltà, in pratica rappresenta il mezzo per districarsi in una situazione ingarbugliata.
| FRANCESE: “Laisser en carafe” (abbandonare qualcuno in una situazione difficile),“ planter là” (abbandonare improvvisamente), “fausser compagnie” (piantare in asso qualcuno senza farsi notare). La scelta è ampia con lievi sfumature di significato.
INGLESE: “Leave someone in the lurch” (lasciare nei pasticci), “walk out on someone” (abbandonare qualcuno), “stand someone up” (piantare qualcuno in asso). TEDESCO: “Jemanden im Stich lassen” (abbandonare qualcuno in una situazione difficile). SPAGNOLO: “Dejar en la estacada” (abbandonare in un momento difficile). Tutte le forme idiomatiche nelle varie traduzioni hanno mantenuto il concetto di “lasciare”, “abbandonare” come lo era all’origine nel mito greco di Arianna e Teseo. Iris Mutti |
