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Una mostra… coi fiocchi!

Passata l’onda emotiva che ha accompagnato il corso e si è elevata con la presentazione della mostra, viene naturale esaminare i dati tecnici e quanto ci indicano. E’ stata una mostra molto partecipata, con cinquantadue artisti espositori e settantasette dipinti. Un numero stupefacente che ha richiesto uno spazio più ampio di quelli utilizzati in passato.

L’esposizione ha suscitato grande interesse tra la cittadinanza e l’amministrazione pubblica per la rilevanza e l’attualità della sua tematica. Numerosi i visitatori presenti al vernissage e nei giorni seguenti. Tutti hanno mostrato apprezzamento per i contenuti artistici e la cura dell’allestimento. Gradita la presenza degli artisti, disponibili ad accompagnare nel percorso espositivo chiunque lo richiedesse.

Ogni collettiva a tema trova la sua valenza nella diversità dei linguaggi stilistici prescelti e gli autori e le autrici hanno dimostrato di aver analizzato il tema in ogni suo aspetto, interiorizzandolo per esprimerlo poi nella forma più personale e creativa. Molteplici i soggetti dei loro lavori. Alla simbologia dell’iconografia classica, la donna bendata con spada e bilancia, sono stati accostati significati moderni: una Giustizia cieca e sorda, eterea ed evocata attraverso la delicatezza dell’acquerello e la morbidezza dei pastelli. Non sono mancati i simboli cristiani del Crocifisso e della Vergine Maria per indicare una Giustizia superiore e perfetta. Le tecniche miste, l’olio e gli acrilici vibranti hanno veicolato un messaggio d’impatto.

La narrazione pittorica è diventata denuncia nel filone degli “invisibili”, volti senza identità, emarginati privati di ogni dignità umana. Gli artisti si sono rivolti anche a figure emblematiche come Gandhi, Martin Luther King, Falcone e Borsellino, rappresentanti di quanti sono morti per un’idea di pace e legalità. Macchie rosse hanno attratto lo sguardo: i papaveri (come non pensare ai “mille papaveri rossi” di De André?), assurti a simbolo di resistenza e memoria dei caduti di tutte le guerre. Una guerra ritornata presenza prepotente nei bambini tra le macerie, vittime innocenti, devastati nel corpo e nell’anima. E ancora: la violenza nel quotidiano, Mahsa Amini, Giulio Regeni e quanti hanno perso la vita a causa di un’interpretazione distorta della Giustizia. Sono, questi, solo alcuni fra i tanti contenuti dei dipinti.

Corpose didascalie hanno accompagnato le opere pittoriche, per offrire ai visitatori ulteriori spunti e momenti di confronto.

Concludendo, a una lettura accurata, la rassegna si è proposta come tentativo di resilienza contro l’indifferenza, la peggiore deriva possibile della nostra società. Diceva Eleanor Roosevelt che i diritti umani “iniziano negli spazi piccoli, vicino a casa”. Anche questa mostra “disturbante” è stata, forse, un piccolo segno di quanto valori fondanti come la Giustizia possano e debbano sopravvivere. E’ utopia crederci ancora?

Gaetana Puglisi

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Gaetana Puglisi
Gaetana Puglisi
1 giorno fa

Si ringrazia Marisa Bellini per i video a corredo dell’articolo

Massimo Marzagalli
Massimo Marzagalli
1 giorno fa

Bellissimo articolo e descrizione del messaggio che la mostra voleva portare con sé oltre al lato puramente artistico c’è il discorso sociale della giustizia che sembra essere di questi tempi molto importante è sentito. Grazie 🙏

Marisa Bellini
Marisa Bellini
16 ore fa

Mostra disturbante mi è piaciuta molto. Grazie Gaetana.

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