Durante la ‘tre giorni’ in Friuli Venezia Giulia dal 20 al 23 giugno 2026 con Uni-Crema, abbiamo visitato Palmanova, dal 2017 patrimonio dell’umanità Unesco.
Abbiamo avuto la fortuna di vedere, nella sua Piazza Grande, un allestimento riguardante La Meccanica della Fortezza che racconta le principali soluzioni tecniche adottate per la sua realizzazione.
L’ingegnere militare Bonaiuto Lorini (1530-1611), collaborò alla fortificazione di Palmanova sviluppando particolari strumenti utili per agevolare la fatica dell’uomo e garantire un notevole risparmio di spesa alla Serenissima.

Questo strumento, formato da una serie di otto pestelli, permette di triturare e miscelare gli ingredienti esplosivi evitando scoppi pericolosi che potevano succedere quando si operava manualmente.

La fortezza di Palmanova si trova in una posizione dove l’acqua di risorgiva poteva essere un ottimo elemento di difesa nel fossato, ma nelle prime fasi di costruzione rappresentava un inconveniente che doveva essere eliminato.
Lo strumento era formato da una pompa manuale e da due “trombe” che, lavorando in modo alternato o combinato, creavano un flusso continuo di acqua.

In Veneto una delle necessità più evidenti era quella di inserire pali, sia nel terreno asciutto che in presenza di acqua, per consolidare le fondamenta.
In questo caso Lorini propose uno strumento che permetteva l’impiego di soli quattro uomini in sostituzione dei tradizionali venticinque-trenta.

Lorini, preoccupato di agevolare le numerose persone impiegate, definì un impianto molto semplice utilizzando il criterio del piano inclinato per superare i dislivelli.
Pochi uomini azionavano una ruota facendo scorrere su rotaie le “carrette” con il loro carico di terra.

Con questo strumento si possono sollevare grandissimi pesi con l’impiego di uno o più uomini oppure di animali.
In un clima di forti scontri con gli Asburgo, il Senato della Repubblica veneta decise nel 1593 la costruzione della fortezza di Palmanova, dotata di due cerchie di fortificazioni a forma di stella a nove punte e con un ampio fossato.
Nel 1805 i francesi, con Napoleone, occuparono Palmanova e realizzarono la terza cerchia murale (in verde nella piantina).

Attraverso una delle tre porte d’ingresso della cinta muraria, dove si vedono le ruote del ponte levatoio, ci siamo incamminati percorrendo un lato della fortificazione.
Nella prima cerchia delle fortificazioni sono posizionate diverse polveriere.
Tutta la seconda linea della fortificazione è invece percorsa da un sistema di gallerie che, all’occorrenza, potevano essere “minate” e fatte esplodere contro i nemici in avvicinamento.

Abbiamo lasciato la città con il desiderio di dire agli amici: “Andate a visitare Palmanova perché troverete questo e altro”.
Rosolo Samarani
