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L’influenza occidentale in Giappone – Parte prima

I primi contatti occidentali in Giappone avvengono nel 1543 con i naufraghi commercianti portoghesi a Tanegashima, isola del Giappone meridionale.

Nel 1549 a Kagoshima arrivano i religiosi di San Francesco Saverio.

Vengono accolti favorevolmente dal daimyo (signore feudale) di Kagoshima ma, dopo aver fatto proseliti, sono cacciati e i convertiti costretti ad abiurare o, in caso contrario, a essere barbaramente uccisi.

Seguono sbarchi di stranieri nel porto di Nagasaki, i quali più tardi, nel 1634, vengono confinati sull’isola artificiale di Dejima per impedire contatti diretti con la popolazione giapponese. Per la prima volta i giapponesi vengono a conoscenza delle armi da fuoco.

Il vero inizio dell’occidentalizzazione in Giappone comincia con l’arrivo, nel 1853, del commodoro Perry con le sue navi nere (provviste di cannoni) a Uraga (baia di Tokyo) il quale impone allo Shogunato l’apertura dei porti al commercio estero.

Le armi sono naturalmente merce privilegiata in quanto servono all’Imperatore, o meglio ai suoi ministri, per vincere tutte le guerre contro quanti si oppongono alla modernizzazione del Giappone e a decretare la fine dei samurai e del feudalesimo.

In questo periodo nasce anche l’uso dell’abito occidentale suggerito dalle autorità per mostrare un’apertura alla modernizzazione.

Occorreranno però alcuni decenni perché diventi di uso generale e così anche la conoscenza dell’uso del bottone, fino ad allora sconosciuto, ma già utilizzato in Europa dal 1200.

Nel 1889 viene redatta la nuova costituzione sulla falsa riga di quella tedesca e vengono istituite le scuole pubbliche che prima non esistevano e i tedeschi sono i primi insegnanti.

Vecchi medici con i quali ho avuto occasione di parlare nel 1964 mi hanno riferito di aver studiato medicina su libri scritti in tedesco con insegnanti tedeschi, mentre nell’ultimo periodo dell’era di EDO (epoca di Shogun, 1603-1868) veniva usato l’olandese.

Attualmente in Giappone sono utilizzate tre lingue straniere: la lingua inglese per i testi di ricerca scientifica, l’italiano per quanto riguarda la musica (alle elementari viene insegnata la canzone “Funiculì funiculà) e il francese per la terminologia dei componenti  meccanici dell’orologeria.

Rimangono, curiosamente, ancora alcuni termini tedeschi nella lingua giapponese: per esempio, il lavoro svolto dagli studenti per mantenersi agli studi viene chiamato “arbaito”, da “arbeit”, parola che in tedesco significa lavoro.

La prima università del Giappone è la Tokyo University, nata a Tokyo nel 1877 (da notare che la prima in Italia è del 1088 a Bologna); la seconda è a Kyoto, la terza a Tohoku e la quarta, “La Santa Sofia University”, fondata dai gesuiti nel 1913 a Yotsuya (un distretto di Tokyo), è stata la prima università cattolica.

Gian Piero Barozzi

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Marisa Bellini
Marisa Bellini
1 giorno fa

Molto istruttivo e . Grazie

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