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Tra i semi dimenticati

Cereali antichi, minori, abbandonati, dimenticati. Semi che per millenni hanno sfamato l’uomo e che si sono adattati ai cambiamenti del territorio, naturali o indotti dall’attività antropica. Da anni UNI-CREMA propone cicli di incontri per conoscere la geomorfologia della pianura, l’evoluzione delle tecniche agricole e le colture storiche di cui custodire la memoria.
Siamo al Museo della civiltà contadina di Offanengo. Dopo gli interessanti approfondimenti sulla coltivazione del lino e sulla gelsibachicoltura , oggi si parla di cereali minori. La loro storia, l’origine del nome, le proprietà, la capacità produttiva e il valore commerciale.
 Si possono condensare tante informazioni in un’ora e mezza? Sì, se il relatore è il dottor Andrea Messa ed ha la grande capacità di comunicare il proprio amore e il rispetto totale per la terra e ciò che produce. Notizie storiche e ipotesi, testimonianze personali e ricordi condivisi, spiegazioni scientifiche e saggezza degli avi. Non una lezione, ma un’esperienza. Tattile: toccare i semi, sentirne la consistenza, il peso. Visiva: la bellezza delle spighe, le sfumature di colore, così simili alla terra di cui si nutrono. Non solo il recupero memoriale di un patrimonio culturale importante, ma un recupero fattivo. Oggi una sensibilità più green e attenta all’ecosostenibilità richiede di tornare ai coltivi trascurati o considerati di nicchia.
               
Indispensabile una rotazione agricola più varia che permetta al terreno di rinvigorirsi, per allontanare il progressivo processo di desertificazione che, purtroppo, interessa anche la campagna cremonese. Sorgo, miglio, avena, farro, ibridazioni naturali o create dall’uomo: difficile districarsi tra tutti i nomi per chi non è del “mestiere”, ma questo incontro tanto denso ci lascia la curiosità e il desiderio di conoscere di più di questo mondo. Completamente nuovo per me che ho un vissuto di terre laviche, rigogliose di limoni, e di profumo di salsedine. Ma proprio per questo ancora più affascinante.
Gaetana Puglisi
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Adriano Tango
Adriano Tango
23 ore fa

Belle le foto, sintetico e ben scritto. Avrei messo in rilievo la passione che straboccava dal racconto del docente! E qualcuno potrebbe dire: “ma per cosa, per due vecchi semi?” Ecco cosa ora manca, la passione per la radice del sapere. Notevole la scherzosa e simboica finta contrattazione fra agrumi di Sicilia e granaglie di Lombardia: eccotela l’unità d’Italia! Brava Gaetana, bravi i nostri docenti della materia più basilare, quella che riguarda il presupposto della nostra cultura, lo sradicamento dal nomadismo e il passaggio alla stanzialità: la coltivazione.

Gaetana Puglisi
Gaetana Puglisi
14 ore fa
Rispondi a  Adriano Tango

La più grande rivoluzione nella storia dell’umanità: scoprire di poter piantare i semi e diventare stanziali. Sono d’accordo, Adriano, da lì è nato tutto. E sono d’accordo anche sulla bravura dei nostri docenti. Riguardo alla passione di Andrea Messa, credevo di averla evidenziata., se non ci sono riuscita me ne rammarico: ho goduto ogni momento dell’incontro! Il dottor Messa, oltre ad essere appassionato e competente è anche simpatico ed ha una personalità travolgente. Grazie Adriano

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