{"id":2583,"date":"2026-05-13T19:22:41","date_gmt":"2026-05-13T19:22:41","guid":{"rendered":"https:\/\/uni-informa.it\/-\/?p=2583"},"modified":"2026-05-13T19:22:41","modified_gmt":"2026-05-13T19:22:41","slug":"le-terre-rare-tra-innovazione-e-impatto-ambientale-parte-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/uni-informa.it\/-\/le-terre-rare-tra-innovazione-e-impatto-ambientale-parte-2\/","title":{"rendered":"Le Terre Rare tra innovazione e impatto ambientale \u2013 Parte 2"},"content":{"rendered":"<p>Nella seconda lezione Mario Lunghi si \u00e8 soffermato sulla produzione, la raffinazione e la sostenibilit\u00e0 delle terre rare.<\/p>\n<p>Da trent\u2019anni a questa parte gli utilizzi di tali sostanze sono cresciuti a dismisura: superconduttori, magneti, catalizzatori, laser, fibre ottiche, paste abrasive, applicazioni nella diagnostica medica avanzata.<\/p>\n<p>I loro prezzi sono influenzati dalla domanda tecnologica, oltre che dal dominio produttivo cinese. Di conseguenza variano moltissimo: dal cerio, circa cinque euro al chilo, fino a elementi come il disprosio che ne vale migliaia. Inoltre, le tensioni geopolitiche e le esigenze della transizione ecologica causano mutamenti improvvisi al valore delle singole terre rare.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 le REE (Rare Earth Elements) sono sostanze molto simili e si trovano spesso mischiate nello stesso minerale, per estrarle dalla roccia e &#8220;sciogliere&#8221; la materia prima si utilizzano sostanze forti e dannose, come acido solforico e acido cloridrico; il risultato \u00e8 che vengono emessi rifiuti tossici e talvolta radioattivi. Si calcola che per ogni tonnellata di REE vengano prodotte duemila tonnellate di scarti.<\/p>\n<p>Emblematico a questo proposito \u00e8 il \u201clago nero\u201d di Bayan Obo in Cina, una pozza di scarto che si estende per undici chilometri quadrati. Raccoglie i residui dell\u2019estrazione, milioni di tonnellate di fanghi tossici, acidi, metalli pesanti e radioattivi. Il territorio circostante, un tempo coltivabile, \u00e8 stato trasformato in un deserto dall\u2019aspetto infernale, privo di qualsiasi forma di vita.<\/p>\n<figure id=\"attachment_2587\" aria-describedby=\"caption-attachment-2587\" style=\"width: 439px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-2587\" src=\"http:\/\/uni-informa.it\/-\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Bayan-Obo-300x177.jpg\" alt=\"\" width=\"439\" height=\"259\" srcset=\"https:\/\/uni-informa.it\/-\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Bayan-Obo-300x177.jpg 300w, https:\/\/uni-informa.it\/-\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Bayan-Obo.jpg 638w\" sizes=\"auto, (max-width: 439px) 100vw, 439px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-2587\" class=\"wp-caption-text\">Il giacimento di Bayan Obo visto dal satellite (credit: Google Maps)<\/figcaption><\/figure>\n<p>Oltre ai rischi ambientali, c\u2019\u00e8 il sospetto che questi rifiuti siano nocivi per la salute umana, e non solo perch\u00e9 i laghi di stoccaggio possono avvelenare le acque. Le ricerche effettuate fino ad oggi non hanno evidenziato alcun rapporto diretto; si tratta per\u00f2 di studi relativamente recenti e ancora lacunosi. C\u2019\u00e8 anche &#8211; forse &#8211; poca volont\u00e0 politica di condurre queste osservazioni, soprattutto da parte della Cina, che ha l&#8217;80% della produzione mondiale di terre rare.<\/p>\n<p>Anche la raffinazione, per convertire i minerali grezzi in metalli puri, \u00e8 un processo complicato, laborioso e costoso, che richiede diversi cicli di trattamento, tanto che viene effettuata soltanto in impianti che si trovano in Francia, Cina, Giappone e Stati Uniti. Si giunge cos\u00ec a una sorta di \u201cgiro assurdo\u201d: il materiale viene estratto in un paese, portato in un altro paese che lo raffina, poi riportato indietro in quello originario.<\/p>\n<p>Le terre rare sono fondamentali per le tecnologie green, tuttavia l\u2019estrazione presenta un costo umano e ambientale insostenibile. Per questo motivo la ricerca scientifica e la normativa politica puntano sempre di pi\u00f9 a individuare fonti alternative. Al riguardo sono promettenti il \u201cfango rosso\u201d (rifiuto fangoso, rosso, della produzione di alluminio), la polvere di carbone (che deriva dagli scarti di estrazione o dai residui di combustione), il riciclaggio di componenti elettronici (da vecchi smartphone e batterie). Un\u2019altra fonte di terre rare si trova nei \u201cnoduli oceanici\u201d del Pacifico (depositi di minerali simili a sassi appoggiati sulla sabbia), tra i quattromila e i seimila metri di profondit\u00e0, non proprio alla portata di tutti.<\/p>\n<p>Le due lezioni hanno lasciato i discenti alle prese con una sorta di paradosso: poich\u00e9 non esiste un metodo \u201cpulito\u201d per estrarre le terre rare, la transizione ecologica \u00e8 basata su alcune sostanze che si ottengono distruggendo territori e persone. D\u2019altra parte, bisogna insistere sulla tecnologia green per salvare il pianeta, poich\u00e9 l\u2019alternativa \u00e8 insostenibile. Un bel dilemma, che la scienza dovr\u00e0 risolvere in fretta.<\/p>\n<p><em>Giuliana Guerri<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella seconda lezione Mario Lunghi si \u00e8 soffermato sulla produzione, la raffinazione e la sostenibilit\u00e0 delle terre rare. Da trent\u2019anni a questa parte gli utilizzi di tali sostanze sono cresciuti a dismisura: superconduttori, magneti, catalizzatori, laser, fibre ottiche, paste abrasive, applicazioni nella diagnostica medica avanzata. 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